Evelina Santangelo
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11 Giugno 2009
A LEZIONE DAI MAESTRI DELLA NARRAZIONE.

MI RACCONTO DUNQUE SONO...
Tre viaggi fra vite reali, dissimulate, immaginarie o inattendibili.


A LEZIONE DAI MAESTRI DELLA NARRAZIONE

MI RACCONTO DUNQUE SONO...
Tre viaggi fra vite reali, dissimulate, immaginarie o inattendibili.
Un incontro con un’autrice e il suo modo di concepire il rapporto tra vita vissuta e invenzione letteraria.


Definizione di territorio: il gesto di autoraccontarsi o fingere di autoraccontarsi
Un’autobiografia fittizia e inattendibile: La vita e le opinioni di Tristram Shandy gentiluomo di Laurence Sterne
Un’autobiografia vera e documentata: Terra Matta di Vincenzo Rabito
Incontro con la scrittrice Caterina Bonvicini: vita vissuta, vita dissimulata e invenzione letteraria


Dopo una lezione preliminare in cui si cercherà di sondare il territorio del racconto autobiografico (o dell’autofiction), prendendo spunto da  due testi antitetici: il racconto di sé altamente letterario e autoironico come l’autobiografia fittizia di Tristam Shandy e il racconto pre-letterario di Vincenzo Rabito (così potente da fondare il senso stesso di una vita destinata all’oblio), cercheremo di cogliere quanto possa essere vario, complesso e antitetico il gesto di autoraccontarsi o fingere di autoraccontarsi. Tema, tra l’altro, rilanciato da autori come Walter Siti (il quale si chiede: «se l’autobiografia sia ancora possibile, al tempo della fine dell’esperienza e dell’individualità come spot»).
Nel caso di Rabito, vista la particolare storia editoriale, si accennerà anche alle scelte particolarmente delicate che hanno accompagnato il passaggio dal dattiloscritto originario all’opera edita.
Durante il quarto incontro, sarà data la parola a un’autrice come Caterina Bonvicini che con scelte del genere si è spesso misurata, sia come lettrice di testi altrui che come scrittrice.
 
ORGANIZZAZIONE
 
  • I primi tre incontri saranno tenuti dalla scrittrice Evelina Santangelo (editor Einaudi e docente di Tecniche della Narrazione presso la scuola Holden di Alessandro Baricco). Il quarto incontro sarà tenuto dalla scrittrice Catarina Bonvicini.
          Il primo incontro si svolgerà il 23 Ottobre, seguirà il 06 - 16 e 23 Novembre 2009
  • Gli incontri si terranno in un auditorium o in un'aula Magna da stabilire in base al numero dei partecipanti.
  • Il costo è pari a euro 80,00
 
ISCRIZIONI
 
Per partecipare bisogna scaricare il modulo d'iscrizione e inviarlo entro, e non oltre, il 27 Settembre 2009
  • Via mail a : glorialibrizzi@hotmail.it
  • Via posta ordinaria all'indirizzo: Associazione Culturale Metamorphosis via Orologio, 31 - 90133 Palermo
 
Il corso partirà al raggiungimento di un minimo di 50 iscritti. In caso di attivazione tutte le indicazioni relative allo spazio, agli orari e alle modalità del pagamento, saranno disponibili sul sito: www.metamorphosis.evelinasantangelo.it
 
Per ulteriori informazioni rivolgersi a Gloria Li Brizzi
e-mail: glorialibrizzi@hotmail.it
cellulare: 335.8188090
 
 
Biobibliografia di Caterina Bonvicini
È nata a Firenze nel 1974. È cresciuta e ha studiato a Bologna, dove si è laureata in Lettere Moderne. Trasferitasi a Torino, ha lavorato per la casa editrice Einaudi. Attualmente vive e lavora a Roma.
Ha pubblicato i romanzi Penelope per gioco (Einaudi, 2000); Di corsa (Einaudi, 2003. Premio Fiesole  Narrativa Under 40); la raccolta di racconti I figli degli altri (Einaudi, 2006). Sempre nel 2006 ha pubblicando il romanzo per ragazzi Uno due tre liberi tutti (Feltrinelli).
Con il romanzo L'equilibrio degli squali (Garzanti 2008) ha vinto diversi premi: Premio Rapallo Carige per la donna scrittrice; Premio Fregene per la Narrativa; Premio Letterario Frignano; finalista al Premio Stresa di Narrativa.

 
 
Alcune riflessioni generali in merito al gesto di autoraccontarsi
 
Raccontarsi, raccontare le vicende della propria vita, sembra il gesto più naturale che qualsiasi narratore o autore possa compiere.
In realtà, basterebbe solo pensare a quanto sia smisurato appena un anno della nostra esistenza rispetto alle pagine che dovrebbero contenerlo, a quanti microeventi più o meno casuali lo rendano significativo ai nostri occhi,  per intuire quale abisso separi la vita vissuta (o l’idea stessa di vita vissuta) dalla vita raccontata.
Se ogni vita è unica e irripetibile, i modi per raccontarla non solo possono essere infiniti, ma nessuno coinciderà mai con la vita in sé, se non altro perché la vita non ha una forma prestabilita, si fa pian piano vivendola nel suo magmatico e casuale divenire, mentre la narrazione di una vita è sempre e comunque un modo di dare forma alla più irriducibile e incontenibile dell’esperienze umane: l’esperienza di un’intera esistenza.

Se c’è un libro che ha saputo rendere l’irrefrenabile e ondivago corso di una qualsiasi esistenza sin quasi a disintegrarla è Tristrand Shandy di Sterne, una delle più ironiche, inattendibili, bizzarre ed esplicitamente fittizie autobiografie che siano state concepite da uno scrittore, il reverendo Laurence Sterne (1713 - 1768), autore coltissimo, di grande talento e di grande consapevolezza artistica.
Se c’è un’autobiografia vera e documentata del nostro Novecento che riesce a dare la misura di quanto possa essere titanica la sfida tra l’incommensurabile sproporzione delle vicende vissute, l’urgenza di raccontarle e la consapevolezza dei propri limiti per affrontare una tale impresa è Terra Matta (2007) del bracciante semianalfabeta Vincenzo Rabito (1899 – 1981), un’opera monumentale dalla storia editoriale complessa («il capolavoro che nessuno leggerà mai», era stata definita prima del lungo lavoro di cura che ne ha reso possibile la pubblicazione).
Se c’è un modo per intuire quali e quante scelte possa comportare il gesto di raccontarsi o fingere di raccontarsi è ascoltare un’autrice che, con tali scelte, si è spesso misurata, sia come lettrice di testi altrui che come scrittrice.
 
Evelina Santangelo
 


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