Evelina Santangelo
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Dieci decimi

Arpaia, De Silva, Evangelisti, Genna, Giartosio, Janeczeck, Longo, Moresco, Santangelo, Starnone.
Dieci narratori italiani del presente riscoprono e raccontano dieci opere italiane del passato prossimo (e non solo).
Uno sguardo acuto e delicato sul paesaggio letterario del Novecento.
Sentieri dimenticati, inesplorati, laterali: una mappa della geografia delle assenze, delle anomalie delle gloriose marginalità.
Arpino, Berto, Bianciardi, Buzzati, Curradi, D'Arzo, De Roberto, Salgari, Tozzi, Virgili.
Autori riletti dagli autori che scrivono oggi, in una sola rete di storie, di lingue, di stili.

Premessa
di Giorgio Vasta

La narrativa italiana del Novecento è una foresta. Ci sono alberi enormi, querce sequoie, con radici che penetrano lunghissime in profondità fino a contrarsi saldamente in un morso intorno al centro della terra, con un tronco all'interno del quale sarebbe possibile andare ad abitare e con una corteccia spessa e carnosa, cosparsa di nomi incisi sopra. Alberi che si chiamano Calvino, Pasolini, Morante, Gadda, Pavese, Moravia, Sciascia. Sono pochi e li si vede spiccare già da lontano (ad esempio provando a guardare da un albero della foresta di un'altra narrativa: quella francese, inglese, tedesca...). Permettono di orientarsi, di comprendere il sud e il nord, l'est e l'ovest, non ci si può sbagliare. Sembra che ci siano sempre stati, che non siano stati mai germoglio e ramoscello. I tantissimi nomi incisi sopra la corteccia sono quelli dei loro lettori, in Italia e nel mondo.
Poi c'è il sottobosco, una cosa bassa, buia, silenziosa, numerosissima, umidissima... Una cosa misteriosissima, tanto più misteriosa perché pressoché del tutto inesplorata.
Se decidiamo di inoltrarci nel folto e disponiamo il nostro sguardo a una concentrazione alla quale non è abituato, troveremo nomi meno evidenti dei vari alberi-Calvino-Pavese-Sciascia, nomi noti solo ai botanici-lettori esploratori: Piovene, Tobino, Pomilio, Bacchelli, Comisso, D'Arrigo, Borgese, Dossi, Frassineti, Santucci, Parise, Bilenchi, Coccioli, Alvaro, Cancogni, Soldati, Jahier, Soffici, Morselli, Ortese, Volponi, Fusco, Pizzuto, Ottieri, Testori, Sgorlon, Tomizza...
Le loro cortecce sono intatte. Qualche nome graffiato qua e là, ma sembrano graffiature casuali. Eppure non si tratta di alberelli recenti, non necessariamente. Anzi, molti sono coevi o addirittura anteriori ai vari Calvino & Co. Ugualmente, non sono cresciuti, o, meglio, sono rimasti costretti, oberati. Non riusciamo a vederli...
Scrittori e opere fantasma. Perdute, dimenticate...
Dieci decimi parte proprio da questa constatazione. La narrativa del Novecento è un paesaggio fatto in buona parte di smarrimenti, rimozioni, censure... Dieci decimi parte da questa constatazione, dicevamo, e da un'esigenza, quella di creare un nesso - in forma di tributo, un tributo critico e consapevole - tra scrittori italiani del passato, remoto o prossimo, e i nostri narratori del presente. Una connessione che è come una staffetta di scritture...
Abbiamo così pensato di domandare a dieci scrittori italiani contemporanei, dei quali stimavamo sensibilità e memoria, di scrivere un saggio breve su un'opera del Novecento italiano, e, a partire da quella, sul suo autore. Coerentemente con la linea delle Maps, che è quella di legarsi a filo doppio con l'attività didattica della Scuola Holden, abbiamo domandato ai dieci scrittori di far nascere i loro interventi da vere e proprie lezioni in aula... Assoluta libertà nell'impostazione del discorso e nella scelta dell'opera e dell'autore. Unica condizione, che si trattasse di un'opera "sconfinata", nel senso di scivolata oltre il confine della nostra consapevolezza di lettori...
Dieci decimi è l'espressione con la quale si indica una vista perfetta. Una capacità di sguardo satura, nitida, in grado di individuare anche il più microscopico dettaglio... Insomma, dieci decimi è un equilibrio. Per questo l'abbiamo scelto come titolo. Perché desideriamo proporre uno sguardo equilibrato (riequilibratore) sulla nostra narrativa, uno sguardo che... faccia dubitare non tanto che le querce siano realmente tali (anche se forse alcune sono spurie) ma che forse non tutti gli arboscelli sono così esili e vulnerabili come appaiono, alcuni sono querce che dissimulano, oppure querce sfortunate, contrastate. Il nostro sottotitolo, se lo osserviamo da vicino, è una foresta immensa.
Anche la memoria, del resto, è un equilibrio.

Indice

Premessa
Premessa di Giorgio Vasta.

La letteratura come paradosso
su "La Gloria di Giuseppe
Berto"

di Evelina Santangelo.

Una storia letterale
su "Via da me di Mauro
Curradi"

di Tommaso Giartosio.

La letteratura antiumana
su "La distruzione di Dante Virgili"
di Giuseppe Genna.

Una specie di fiore
su "Un amore di Dino Buzzati"
di Diego De Silva.


A conti fatti
su "La vita agra di Luciano Bianciardi"
di Bruno Arpaia.





Piccoli torinesi coraggiosi
su "La suora giovane di Giovanni Arpino"
di Helena Janeczeck.


Le parole mi fanno vergogna
su "Casa d'altri di Silvio D'Arzo"
di Davide Longo.

Il disagio dell'imperfetto
su "Adele di Federigo Tozzi"
di Domenico Starnone.


Perché Mompracen resiste ancora
su "I pirati della Malesia di Emilio Salgari"
di Valerio Evangelisti.

Il vortice
su "I viceré di Federico De Roberto"
di Antonio Moresco.

Dieci decimi
Data pubblicazione
2003
Editore
Bur Rcs Libri
Collana
Holden Maps / Scuola Holden
Pagine
188
Prezzo
€ 14,00