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| La storia di Vian |
| (2/3) |
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| Un silenzio insopportabile,
che spacca in due la stanza, e lei che, a un tratto,
sussurra: E allora? |
| Senti, meglio
che me ne vada. Ho sbagliato a... Sono io
sbagliata, si volta verso la finestra. Con
un colpo, come trattenuto, chiude le persiane, e
poi le stecche, che fanno resistenza, lasciano filtrare
incendi piccoli di luce, contornano di rosso le
sue dita che si muovono inquiete. Torna a girarsi.
Poggia una mano sul braccio di lui. Ti prego,
inghiotte tutto quel respiro che ha dentro,
s'avvicina ancora un po', mette le sue labbra sulle
labbra di Vian. Ti prego, le schiude,
sente quella pelle screpolata di piccole croste
grattarle le labbra, poi aprirsi come un foro, le
labbra di Vian farsi umide e morbide, incresparsi
appena, Vian sussurrare: Non ti faccio male,
vero? attendere che lei scrolli piano la
testa, poi lasciar scivolare dentro la sua bocca
la lingua come fosse fiato, farla scorrere sullo
smalto dei denti, mentre lei già abbandona
la testa sulle mani di Vian, che la tengono, la
reggono proprio da dietro la nuca, la destra «a
coppa» sulla sinistra, e la sinistra che preme
dolce con due dita sui capelli, muovendosi lenta,
seguendo il ritmo, appena cadenzato, della testa
di Vian, che si piega un po' indietro come a bere
a piccoli sorsi, inspirare, quel suo gran respiro,
e dopo un po' restituirglielo nuovo, con al fondo
un respiro più aspro, o forse troppo dolce,
che sa come di ferro, di sangue... con la lingua
gli sfiora le piccole ferite aperte sulle labbra,
mentre già sente la schiena piegarsi, toccare
la superficie morbida del letto, abbandonarsi, e
le mani di Vian carezzarle, lievi, le scapole, indugiare
sulla pelle tesa e cava, tra le scapole e il collo,
muoversi come a millimetri, Non ti faccio
male, vero? No, sulla curva del seno,
sull'arpeggio appena segnato sottopelle delle costole,
sull'addome che digrada liscio, mescolate a respiro
e saliva, sul ventre, che, a un tratto, si contrae,
mentre lei già gli cerca la mano, che però
non si ferma, continua a scivolare, poi le dita
di lei che si stringono sul suo polso, sulla fronte,
a cercare gli occhi e chiuderli proprio.
Ti prego, Vian! E lui torna di nuovo su,
un grumo di paura a gelargli lo stomaco, sudore
salato sugli occhi che... vibrano disperati, la
interrogano, e lei gli accarezza di nuovo con due
dita la guancia, che è come cartilagine,
una cosa fragile, ancora più fragile... |
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Voce recitante
Gabriella De Fina |
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Musica composta
ed eseguita da
Giuseppe
Milici |
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