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Non è una che
ruba mia madre. Gliel'ho detto con tutta la voce
che c'avevo in gola a quei signori del cantiere
di fronte. Bussavano alla persiana di casa, quasi
la sfondavano, e gliene dicevano tante, come avesse
sradicato il palazzo intero, fondamenta e tutto
il resto, e se lo fosse portato via.
Poi entrano, mi guardano, tornano a urlarle che
non si deve permettere di prendere neanche un chiodo,
capito? E si può sapere dove l'hai presa
quella sega, Mattia? Io intervengo gridando ancora
di più e dico che non è affare loro.
Quelli neanche si girano. Battono il pugno sul tavolo
che trema tutto, pure mia madre trema, e sbraitano
di farmi stare zitto una buona volta, e che è
affare loro la sega, il martello, i chiodi, le lampazze
schiodate dal vano-porta del primo piano, due giorni
fa, vero Mattia?
È affare loro il tavolone dell'impalcatura,
l'ultimo furto della serie, non è così?
Che adesso è lì, fino a prova contraria,
sul pavimento: segato in due. Hai intenzione di
smantellarci il cantiere, Mattia?
Mia madre alza solo le spalle, come a dire che lei
neanche sa di cosa stiano parlando. Quelli c'hanno
tutta la rabbia che gli bolle nelle teste e si guardano
intorno come volessero smantellare loro, pezzo a
pezzo, la nostra casa, caricandosi sulle spalle
tutta la stanza: letto, tavolo, cucina. Con me dentro,
magari? Gli urlo dal mio angolo vicino la persiana.
Non dicono più neanche una parola, strappano
la sega di mano a mia madre e se ne vanno, mentre
io grido ancora più forte che non è
una che ruba mia madre, perché lo devono
sapere tutti nel quartiere che non è una
che ruba, pure quelli che hanno fatto la spia al
capocantiere del palazzo in costruzione di fronte.
Mia madre è uscita presto stamattina. «Mi
manca ancora una cosa», ha detto. È
da giorni che dice che le manca una cosa, e ogni
volta torna, alza le spalle come a dire non l'ho
trovata e si mette a lavorare di coltello sul tavolone
che ha preso al cantiere. Quattro metri di roba
almeno, che si prende tutta la stanza e deve pesare
un accidenti anche. Ora si spacca penso ogni volta
che si abbassa e fa per sollevarlo, e invece no,
perché mamma deve averci ferro nella spina
dorsale. Serra i denti e tira su, un secondo che
non finisce e mi viene da urlare, poi le braccia
cedono. Io respiro. Ce l'ha fatta anche stavolta
Mattia.
Ci ha messo quattro giorni quasi per tagliarlo dopo
che quelli le hanno portato via la sega. «Perché
ci vogliono due pezzi giusti, – continuava
a dirmi. – Un metro per quaranta e un metro
per quaranta». Ci ha lasciato pezzi di pelle
delle mani su quella tavola per tagliarla giusta,
e io non ho avuto il coraggio di chiederle niente,
perché mia madre è così, non
le piace spiegare.
«Troppo complicato spiegare ogni cosa, –
mi ha detto stamattina, – e troppo tempo perduto
in chiacchiere», |
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Prima edizione
2000 |
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Editore
Einaudi |
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Collana
I coralli |
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ISBN
880615463X |
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Pagine
151 |
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Prezzo
€ 9.30 |
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