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| La critica più dura che ho ricevuto |
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Dinamo, Torino in diretta
18 ottobre 2000
Evelina Santangelo
L'occhio cieco del mondo
Einaudi
Ogni tanto ci si chiede perché grandi e stilose
case editrici mandino in stampa libri che sanno
di poco. È il caso, mi sembra, de L'occhio
cieco del mondo, raccolta d'esordio della palermitana
Evelina Santangelo, scrittrice in qualche modo inserita
nell'entourage della scuderia Holden e approdata
alla Einaudi dopo una serie di racconti pubblicati
su riviste. La Santangelo, nelle undici prove che
danno corpo al volume, dimostra ambizioni non da
poco, mira in alto, a raccontare il dolore con la
D maiuscola, quello universale, con storie dal tono
sottilmente velato d'angoscia, dove i personaggi
sembrano parti, spurghi di una coscienza destabilizzata
e febbrile. Forse è proprio questo timbro
surreale quello che convince di più, soprattutto
quando, come nel primo testo (La "carriola",
come la costruì mamma Mattia), è supportato
da un senso di disperazione che bracca i gesti dei
personaggi e li rende in qualche modo incomprensibili.
Gli altri racconti, storie di ordinaria solitudine,
lasciano, dispiace dirlo, un po' indifferenti.
(Andrea Bajani) |
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Il Titolo
I titoli proposti sempre con grande entusiasmo dalla
sottoscritta, l'autrice, e bocciati con altrettanto
entusiasmo dalla casa editrice.
La discussione è andata più o meno
così:
— L'ospite nella gamba?
Bello, no?
— No. Fa pensare a malattie. E poi è
troppo «cannibale», e i tuoi racconti
non lo sono. Assolutamente no.
Qualche giorno dopo.
— Guardando rasoterra
il mondo vi piace? Perché a me sembra
bello… il titolo giusto, ecco.
— Mah. Forse sì.
Ma poi, dopo un bel po' di giorni. Per la precisione,
due ore prima che il libro andasse in pellicole:
— Niente da fare. Dal sondaggio fatto via
internet risulta che la gente non lo capisce.
— Che gente?
— La gente cui è stato chiesto. Non
lo capisce, Evelina. È così. Troppo
complicato.
— E allora?
— Bisogna che te ne inventi un altro. Che
so, Come vedo il mondo…
— Come vedo il mondo?
È un titolo bruttissimo.
— No. Perché? Cioè, non l’ho
proposto io, però, non mi sembra così...
— Sembra il titolo di un tema dell'elementari,
scusa!
— Senti, pensaci un po' su e poi mi fai sapere,
va bene?
— Veramente sono mesi che ci penso e...
— Hai due ore di tempo…
— Come due ore?
Dopo due ore e una ventina di sigarette...
— L'occhio cieco del
mondo va bene?
— Potrebbe andare. E poi?
— E poi basta. Si capisce, no? L'occhio…
che è cieco… un modo di guardare il
mondo... la sua opacità… le cose cieche…
l'occhio che è cieco, però…
Insomma può andare, no?
— Mah… Sì, direi che può
andare. Aspetta, ne parlo e ti richiamo.
Qualche minuto dopo...
— Può andare, sì. Ci sembra
che funzioni.
Grande respiro di sollievo! |
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