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Vincenzo Rabito
Vincenzo Rabito è nato a Chiaramonte Gulfi
nel 1899. «Ragazzo del 99», è stato
bracciante da bambino, è partito diciottenne
per il Piave, ha fatto la guerra d'Africa
e la Seconda guerra mondiale. È stato minatore
in Germania, poi è tornato in Sicilia dove
si è sposato e ha allevato tre figli. È morto
nel 1891.
La sua autobiografia ha vinto il «Premio
Pieve - Banca Toscana» nel 2000, ed è conservata
presso la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale
di Pieve Santa Stefano.
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| Vincenzo
Rabito su Einaudi |
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«Se all'uomo in questa vita non
ci incontro aventure, non ave niente darracontare». E Vincenzo Rabito,
da raccontare, aveva una vita intera. Un'esistenza guerreggiata.
Passata attraverso le trincee della Prima guerra mondiale, le bombe della
Seconda, il «rofianiccio» del Ventennio, il flagello di una
suocera terribile, la fame atavica del Sud contadino, l'improvviso
benessere della «bella ebica» del boom economico, e infine
una privatissima ed estrema battaglia per consegnare ai posteri quest'autobiografia.
Con la sua lingua inventata giorno per giorno il suo tragicomico, inarrestabile
passo narrativo, Terra matta ci parla del carattere stesso del nostro
Paese, stagliandosi, pagina dopo pagina, come una straordinaria epopea dei
diseredati. |
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Un bracciante siciliano si è chiuso
a chiave nella sua stanza e ogni giorno, dal 1968 al 1975, senza dare spiegazioni
a nessuno, ingaggiando una lotta contro il proprio semi-analfabetismo,
ha digitato su una vecchia Olivetti la sua autobiografia. Ha scritto, una
dopo l'altra, 1072 pagine a interlinea zero, senza lasciare un centimetro
di margine superiore né inferiore né laterale, nel tentativo
di raccontare tutta la sua «maletratata e molto travagliata e molto
desprezata» vita.
Ne è venuta fuori un'opera monumentale,
forse la più straordinaria tra le scritture popolari mai apparse
in Italia, sia per la forza espressiva di questa lingua mescidata di italiano
e siciliano, sia per il talento narrativo con cui Rabito è riuscito
a restituire da una prospettiva assolutamente inedita più di mezzo
secolo di storia d'Italia.
Imprevedibile, umanissimo e strepitosamente vitale, Terra matta ci
racconta le peripezie, le furbizie e gli esasperati sotterfugi di chi ha
dovuto lottare
tutta la vita per affrancarsi dalla miseria; per salvarsi la pelle,
ragazzino, nel mattatoio della Prima e poi della Seconda guerra mondiale;
per garantirsi un futuro inseguendo (con «quella testa di antare affare
solde all'Africa») il sogno fascista del grande impero coloniale
in «uno miserabile deserto»; per arrabattarsi, in mezzo a «brecante
e carabiniere», tra l'ipocrisia, la confusione e la fame del
secondo dopoguerra; per tentare, a suo modo («impriaco di nobilità»),
la scalata sociale con un matrimonio combinato e godere, infine, del benessere
degli anni Sessanta, la «bella ebica» capitata ai suoi figli...
ritrovandosi poi sempre, o quasi sempre, «come la tartaruca, che
stava arrevanto al traquardo e all'ultimo scalone cascavo».
Eccolo qui, dunque, il libro di Rabito, proposto per la prima volta al pubblico
in una versione ridotta ma esattamente come lui l'ha scritto, senza
cambiare neppure una parola di quelle che l'autore ha scolpito, a fatica,
nell'ultima battaglia della sua guerreggiata esistenza. |
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«Cinquant'anni
di storia italiana patiti e raccontati con straordinaria forza narrativa.
Un manuale di sopravvivenza involontario e miracoloso».
Andrea Camilleri |
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